App Store sotto accusa: ospitati illegalmente decine di app legate a società sanzionate dagli USA
Secondo un nuovo rapporto pubblicato dal Washington Post, l’App Store di Apple avrebbe ospitato illegalmente decine di applicazioni collegate a società inserite nella lista nera del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.
Il rapporto del Tech Transparency Project
Il Tech Transparency Project, organizzazione no-profit di advocacy, ha individuato 52 app presenti sull’App Store con legami a entità incluse nella lista degli Specially Designated Nationals (SDNs), che vieta alle aziende statunitensi di intrattenere rapporti commerciali con tali soggetti.
Le organizzazioni coinvolte
Tra le entità collegate figurano istituzioni finanziarie russe come Gazprombank e National Standard Bank, accusate di sostenere l’invasione di Mosca in Ucraina, oltre alla Xinjiang Production and Construction Corps (XPCC) in Cina, sanzionata per il suo ruolo nella repressione delle minoranze uigure. Un’altra app risultava gestita da una società di proprietà di un presunto narcotrafficante lituano.
Per aggirare i controlli, queste organizzazioni avrebbero utilizzato varianti di nome, sviluppatori di facciata o riferimenti parziali.
Il confronto con Google
Il rapporto ha evidenziato anche la presenza di 18 app legate a società sanzionate sul Play Store di Google. Dopo la segnalazione, Google ha rimosso tutte le applicazioni tranne una. Apple, invece, ha eliminato 35 delle 52 app durante o dopo l’indagine, sostenendo però che non tutte violassero le sanzioni e annunciando un rafforzamento del processo di revisione.
Precedenti e rischi legali
Apple aveva già promesso di migliorare i sistemi di rilevamento delle violazioni nel 2019, dopo un accordo con il Tesoro statunitense relativo a un errore di identificazione dovuto a varianti di denominazione.
All’epoca, il Tesoro avrebbe potuto multare Apple per oltre 70 milioni di euro, ma accettò un accordo inferiore a 1 milione di euro, considerando che l’azienda aveva segnalato autonomamente la violazione, non aveva precedenti negli ultimi cinque anni e si era impegnata a potenziare gli strumenti di ricerca delle sanzioni.
Le implicazioni attuali
Secondo autorevoli esperti legali, quell’accordo del 2019 non solo torna oggi a pesare su Apple, ma amplifica la sua esposizione: le nuove falle dimostrano che i miglioramenti promessi si sono rivelati insufficienti e fragili, incapaci di prevenire violazioni di tale portata. Il rapporto non si limita a segnalare un problema tecnico: mina alle fondamenta la credibilità di Apple, mettendo in discussione la sua storica e orgogliosa dichiarazione secondo cui l’App Store sarebbe un ambiente “sicuro e affidabile” per milioni di utenti nel mondo. In altre parole, ciò che per anni è stato presentato come un baluardo di fiducia e protezione rischia ora di apparire come un castello di carte, vulnerabile alle pressioni geopolitiche e alle omissioni nei controlli.

