Addio Touch ID su Apple Watch: vi spiego perché è la mossa migliore che Apple potesse fare
Bentornati su Bradipo Rapido. Se mi seguite da un po’, sapete che il mio approccio al mondo Apple non è quello di chi legge una scheda tecnica e la riporta a pappagallo. No, io i dispositivi li vivo. Porto l’Apple Watch al polso da quando il primo modello sembrava poco più di un esperimento ambizioso e, oggi, nel maggio del 2026, guardo la mia Series 11 e mi chiedo: cosa manca davvero a questo piccolo gioiello di ingegneria?
Nelle ultime ore, una notizia “grezza” ha fatto il giro del web, scatenando i soliti mugugni dei tech-enthusiast che vorrebbero tutto e subito. Il noto leaker Instant Digital ha lanciato una secchiata d’acqua gelida sulle speranze di chi aspettava il Touch ID su Apple Watch Series 12 o Ultra 4.
Secondo le indiscrezioni, Apple avrebbe deciso di dare priorità assoluta a due pilastri: autonomia della batteria e sensori sanitari avanzati. La mia reazione? Meno male. Lasciate che vi spieghi perché questa, a mio avviso, è l’ennesima mossa geniale di Cupertino.
Il mito del Touch ID sul polso: serve davvero?
Sento parlare di impronte digitali sull’Apple Watch da anni. C’è chi lo vorrebbe integrato nella Digital Crown (come su iPad Air) e chi sogna un sensore sotto il display. Ma fermiamoci un secondo a riflettere con pragmatismo.
Io utilizzo l’Apple Watch quotidianamente per tutto: pagamenti con Apple Pay, sblocco del Mac, tracciamento del sonno. Quante volte ho sentito il bisogno di mettere il dito sul sensore per sbloccarlo? Praticamente mai.
Il sistema di sblocco tramite iPhone è una delle magie silenziose dell’ecosistema Apple: indossi l’orologio, sblocchi il telefono e puf, il Watch è pronto. Introdurre un sensore biometrico fisico aggiungerebbe un passaggio che la fluidità del software ha già reso obsoleto.
Il prezzo dello spazio: una guerra al millimetro
Il motivo tecnico dietro questa rinuncia è però quello che mi convince di più. All’interno della cassa di un Apple Watch, lo spazio non è “poco”, è inesistente.
- Ingombro fisico: Un sensore Touch ID richiede un controller dedicato e un cablaggio che ruberebbe spazio prezioso.
- Batteria: Ogni millimetro risparmiato è un millimetro che può essere dedicato a una cella di batteria più densa.
- Costi: Apple è un’azienda, e l’aggiunta di componentistica complessa senza un reale beneficio d’uso quotidiano farebbe solo lievitare un prezzo già “importante”.
La vera priorità: Vogliamo più energia, non più sblocchi
Se c’è una cosa che ho imparato recensendo ogni modello, dall’originale all’Ultra 3, è che l’ansia da ricarica è l’unico vero “freno” per l’utente comune.
Io amo il mio Ultra perché mi permette di scordarmi il caricabatterie per un intero weekend in montagna. Ma per chi preferisce il design sottile della Serie standard (la futura Series 12), la durata della batteria rimane il sacro Graal.
Il mio punto di vista: Se Apple deve scegliere tra regalarmi un sensore per le impronte che userei una volta al giorno e garantirmi altre 4-5 ore di autonomia per coprire meglio il tracciamento del sonno e gli allenamenti intensi, io scelgo la batteria tutta la vita. E sono sicura che lo fareste anche voi.
Orizzonte 2028: La rivoluzione silenziosa dei sensori
Le indiscrezioni parlano anche di un focus sui sensori per la salute. Sappiamo che la sfida più grande è il monitoraggio non invasivo della glicemia. È una tecnologia che cambierebbe la vita a milioni di persone, me compresa, che guardo alla salute con un occhio sempre più attento man mano che passano gli anni.
Secondo le fonti, non vedremo un redesign radicale prima del 2028. Molti potrebbero vederlo come un limite, io lo vedo come maturità del prodotto. Apple ha raggiunto una forma fisica quasi perfetta con l’attuale design. Perché cambiarlo solo per il gusto di farlo? Meglio affinare ciò che c’è sotto il cofano.
Cosa aspettarsi dai modelli 2026:
- Batterie più capienti: Grazie a circuiti integrati ancora più miniaturizzati.
- SiP (System in Package) di nuova generazione: Più efficienza energetica, meno calore.
- Nuovi algoritmi per la salute: Sensori più precisi per il monitoraggio cardiaco e respiratorio.
Considerazioni finali: Apple sa cosa ci serve (anche se non lo sappiamo ancora)
Spesso critichiamo Apple per la sua “lentezza” nell’introdurre funzioni che la concorrenza sbandiera da anni. Ma la verità, guardando indietro, è che Cupertino non introduce una funzione se questa non è perfetta e, soprattutto, se non aggiunge valore reale.
Il Touch ID su Apple Watch sarebbe una “feature da volantino”, bella da leggere ma poco utile da usare. Una batteria che dura di più e un sensore che monitora il mio benessere in modo invisibile sono invece valore puro.
Ho imparato a fidarmi del processo di Apple: preferiscono la solidità alla novità fine a se stessa. E con l’arrivo dei modelli 2026, sono convinto che la direzione intrapresa sia quella giusta per consolidare il Watch come il dispositivo wearable più indispensabile sul mercato.
E voi cosa ne pensate?
Siete tra quelli che speravano ancora nel Touch ID per velocizzare magari i pagamenti, o siete d’accordo con me che la batteria debba avere la precedenza assoluta?
Il mio consiglio pratico: Se state pensando di cambiare il vostro vecchio Watch e l’autonomia è il vostro cruccio, non aspettate miracoli biometrici nei prossimi mesi. Piuttosto, puntate oggi stesso su un modello Ultra se il vostro polso lo permette: è l’unica vera risposta alla fame di energia che abbiamo tutti.
Fatemelo sapere nei commenti qui sotto, leggo tutto!

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